Recupero muscolare con elettrostimolatore

La stimolazione elettrica dei muscoli è utilizzata da alcuni atleti come metodo per aumentare la forza. Questa tipologia di allenamento consiste nel posizionamento di alcuni elettrodi sulla cute che, mediante corrente elettrica, causano la contrazione muscolare. In teoria questo metodo può essere utilizzato anche per migliorare il processo di guarigione, ma la ricerca in quest’ambito è limitata. In uno studio pubblicato questo mese nel Journal of Strength and Conditioning Research sono state esaminate le evidenze disponibili, in modo da comprendere se ci sia un consenso scientifico sul suo uso nell’ambito riabilitativo.

Potresti aver notato alcuni atleti, nelle arti marziali, stare in piedi tra i round di combattimento, o ricevere massaggi alle gambe: sono pratiche che migliorano la circolazione sanguigna e, teoricamente, la stimolazione elettrica funziona nello stesso modo. Alcuni capillari, i vasi sanguigni che connettono arterie e vene, hanno un calibro talmente ridotto che le cellule del sangue sono costrette a scorrere in fila indiana. Quando ti alleni il tessuto muscolare comincia ad ingrossarsi: questo può provocare delle interruzioni nel flusso sanguigno dei piccoli vasi.

Questi effetti sulla circolazione sanguigna possono ridurre sia il recupero in acuto che quello tra un allenamento e l’altro. I prodotti metabolici di scarto rischiano di rimanere nei muscoli, bloccando l’ingresso dei nutrienti utili. Oltre a semplicemente attendere, gli atleti possono risolvere questi problemi in diversi modi – i trattamenti per la riduzione dell’infiammazione, come bagni freddi ed altri trattamenti a basse temperature, possono essere d’aiuto, insieme all’azione meccanica.

Fitness, recupero, mobilità, elettrostimolazione muscolare

Il trattamento meccanico supporta l’azione cardiaca, permettendo al sangue di raggiungere zone problematiche. Lo stare in piedi tra i round sopracitato permette ai muscoli stessi di essere di supporto, mentre il massaggio utilizza una forza esterna per far circolare il sangue. Il rilascio miofasciale è un’altra comune tipologia di trattamento meccanico. L’elettrostimolazione funzionerebbe come una combinazione di azione meccanica interna ed esterna. La stimolazione causa una lieve contrazione muscolare ed i ricercatori dello studio pubblicato sul Journal si sono chiesti se sia sufficiente come supporto alla guarigione.

Per scoprirlo, hanno effettuato una revisione della letteratura, esaminando gli studi ritenuti rilevanti sull’argomento eseguiti tra il 1970 ed il 2012: in quel periodo sono stati eseguiti solamente 13 studi sull’uomo, valutando indicatori di recupero come dolore, marcatori di danno muscolare e performance.

Sulle scale soggettive, come la percezione del dolore, l’elettrostimolazione si è dimostrata efficace. Rispetto al recupero passivo, inteso come non eseguire nulla di specifico per la guarigione eccetto il riposo, l’utilizzo dell’elettrostimolazione ha evidenziato una riduzione dei livelli ematici di acido lattico, un prodotto metabolico causato dall’allenamento. L’elettrostimolazione, tuttavia, non si è dimostrata molto differente rispetto ai metodi di recupero tradizionali (come jogging o massaggi) nel miglioramento della performance o all’eliminazione dei prodotti metabolici di scarto.

L’elettrostimolazione sembra essere efficace, mediante l’attivazione muscolare, nel migliorare la circolazione sanguigna; è comparabile agli altri metodi di recupero. Il problema maggiore è la grossa variabilità tra differenti persone riguardo al livello di elettrostimolazione necessario: eccedere, rendendo il trattamento troppo intenso, porta a dolore e affaticamento muscolare aggiuntivo. Nonostante possa avere una notevole efficacia in alcuni studi, non lo è abbastanza per compensare i possibili svantaggi. È consigliato utilizzare i vecchi standard per il recupero.

Fonti:

  1.      John Malone, et. al., “Neuromuscular electrical stimulation (NMES) during recovery from exercise: A systematic review,” Journal of Strength and Conditioning Research, DOI: 10.1519/JSC.0000000000000426

Elettrostimolatore: vantaggi e svantaggi

Vantaggi: l’elettrostimolazione rinforza il tono muscolare e rieduca al movimento corretto, senza la necessità di un controllo conscio sulla contrazione muscolare: è una reazione automatica all’attività che sta eseguendo la persona. L’elettrostimolazione aiuta a ridurre gli spasmi muscolari e ad incrementare l’ampiezza dei movimenti. I muscoli ne traggono beneficio: quelli inattivi vengono fatti lavorare, come se il paziente li avesse utilizzati per tutto il tempo. Più il muscolo viene fatto lavorare ed utilizzato, più il tono e la forza muscolare vengono ristabiliti, fino a che gli esercizi reali possono essere ripresi. Questo è il motivo per cui i fisioterapisti utilizzano l’elettrostimolazione muscolare come supporto nella riabilitazione dei pazienti.

Svantaggi: durante il trattamento di elettrostimolazione, la cute dei pazienti può irritarsi e sviluppare un rash, o possono comparire scottature/lividi a causa dell’intensità di corrente trasmessa dagli elettrodi. Sono stati riportati casi di shock e dolore associati all’uso di questi dispositivi; alcune persone portatrici di presidi impiantabili (pacemaker o defibrillatore) hanno avuto problemi a causa delle interferenze date dall’elettricità del trattamento (nonostante sia un quantitativo ridotto, può bloccare il funzionamento di altri dispositivi, soprattutto quelli impiantabili). Nonostante ci siano più vantaggi che svantaggi, è importante che tutti i pazienti siano a conoscenza dei rischi dati da questo trattamento e che venga consultato il medico curante, in modo da verificare che sia possibile sottoporsi all’elettrostimolazione (in caso contrario, è possibile definire come procedere se qualcosa non andasse come dovrebbe durante il trattamento).

Elettrostimolazione

L’elettrostimolazione è stata utilizzata per anni come trattamento per patologie correlate alla perdita di forza muscolare. Questa tecnica permette sia di stabilizzare i tessuti muscolari che di incrementarne la forza: è, ovviamente, entrata a far parte dell’allenamento per performance sportiva. Oggi è utilizzata come efficace metodo per il trattamento delle atrofie muscolari, nei casi correlati a problematiche di origine neurologica (emiplegia, infortuni). Può essere utilizzata anche dopo un’operazione sulla cartilagine o di ricostruzione dei legamenti crociati anteriori.

Elettrostimolatore, come funziona

L’elettrostimolazione può essere utilizzata come prevenzione/trattamento degli infortuni e per migliorare la performance atletica. Utilizzando una piccola quantità di energia, mima l’azione del sistema nervoso centrale, causando la contrazione del muscolo. L’elettrostimolazione offre molte altre possibilità: alterando la frequenza, la lunghezza e l’intensità degli impulsi è possibile far lavorare fibre muscolari altrimenti non stimolabili. Questo efficace strumento è a disposizione di fisioterapisti, atleti e allenatori.

Elettrostimolatori, cosa sono

Questi dispositivi possono essere utilizzati per numerosi scopi, come fornire una rilassante sensazione di sollievo dal dolore, come strumento di allenamento per sviluppare forza e aumentare massa muscolare o per stimolare muscoli specifici per migliorare velocità e resistenza. I risultati dipendono dalla tipologia di dispositivo: la corrente generata determina intensità, frequenza, lunghezza degli impulsi, la durata dei periodi di riposo ed altri fattori.

Perché l’elettrostimolazione non è utilizzata maggiormente nell’ambito sportivo?

L’efficacia di questi dispositivi in ambito sportivo è stata chiaramente dimostrata dalla ricerca scientifica, ma questa pratica non è utilizzata in tutto il mondo dello sport. Questa tecnica è utilizzata più in ambito professionale che in quello amatoriale: questo è causato principalmente dalla tendenza dei promotori di questi “dispositivi miracolosi” ad esagerare sulle loro potenzialità – la possibilità di ottenere un fisico eccezionale con lavoro pressoché minimo ed in breve tempo non convince. Questo, naturalmente, ha l’effetto esattamente opposto su chi sa che i risultati si ottengono solo con tempo ed impegno. L’elettrostimolazione richiede tempo e pianificazione; si dimostra molto efficace quando utilizzata in maniera corretta.

Effetti collaterali elettrostimolatore

L’elettrostimolazione a bassa frequenza ha alcuni effetti collaterali; i produttori specificano chiaramente nei manuali di istruzioni quando l’uso di questi dispositivi è sconsigliato. Ecco alcuni dei casi più importanti:

  •         Il dispositivo non dovrebbe essere utilizzato sopra/in prossimità dell’addome di donne in gravidanza.
  •         Non dovrebbe essere utilizzato su portatori di pacemaker.
  •         Non dovrebbe essere utilizzato sui bambini.
  •         Non utilizzare su pazienti affetti da tromboflebite o trombosi.
  •         Non utilizzare in concomitanza a stati febbrili.
  •         Non utilizzare in caso di sanguinamento o vicino a ferite.
  •         Non utilizzare su pazienti affetti da epilessia, ipersensibilità o tumore.

La lista è lunga, qui abbiamo indicato i maggiormente importanti. È fortemente consigliato leggere attentamente il manuale di istruzioni.

Quanto dovrebbe durare una sessione di elettrostimolazione?

Consigliamo di allenarsi con questo dispositivo per circa un’ora al giorno, per sei sessioni settimanali (dividendo equamente l’allenamento tra la parte superiore del corpo e quella inferiore).

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