Prolattina come biomarcatore del rischio cardiovascolare nei pazienti con sindrome coronarica acuta: risultati di uno studio

La sindrome coronarica acuta (ACS) è un termine ombrello che comprende condizioni come l’infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI), l’infarto miocardico senza sopraslivellamento del tratto ST (NSTEMI) e l’angina instabile. Queste condizioni sono caratterizzate da una riduzione improvvisa del flusso sanguigno al cuore, spesso causata dall’ostruzione delle arterie coronarie. L’ACS rappresenta una delle principali cause di mortalità e morbilità a livello globale.

La prolattina è un ormone prodotto dalla ghiandola pituitaria anteriore, noto principalmente per il suo ruolo nella regolazione della lattazione. Tuttavia, recenti ricerche hanno evidenziato che la prolattina potrebbe avere implicazioni significative anche nel contesto delle malattie cardiovascolari, in particolare nelle sindromi coronariche acute.

L’iperprolattinemia può riflettere una reazione di stress neuroendocrino all’ACS, inducendo disfunzioni endoteliali acute, resistenza all’insulina e reazioni immunitarie vascolari. Inoltre, livelli elevati di prolattina sono stati associati a un aumento della rigidità arteriosa e a ipertensione, contribuendo all’arteriosclerosi e alle complicazioni cardiovascolari.

Lo Studio

prolattina
immagine: Omniasalute.it

Lo studio, condotto presso l’Università Al-Mustansiriya, Baghdad, ha valutato i livelli sierici di prolattina in pazienti con infarto miocardico acuto (MI) per determinare la correlazione tra prolattina e biomarcatori cardiaci, come la troponina I cardiaca (cTnI). Questo studio trasversale ha coinvolto 44 pazienti con MI e 22 controlli sani. I campioni di sangue sono stati prelevati al mattino e analizzati per determinare i livelli di prolattina e altri biomarcatori.

Risultati

I risultati hanno mostrato un significativo aumento dei livelli di prolattina nei pazienti con infarto miocardico acuto MI rispetto ai controlli sani. I livelli medi di prolattina nei pazienti con MI erano di 22,01 ± 28,27 ng/ml, rispetto ai 3,4 ± 3,73 ng/ml nei controlli (p = 0.0032). Inoltre, i livelli di prolattina erano positivamente correlati con i livelli di cTnI, indicando una relazione tra prolattina elevata e danno miocardico.

Prolattina e stress neuroendocrino

L’aumento della prolattina durante la sindrome coronarica acuta può essere interpretato come una risposta allo stress neuroendocrino. Durante l’infarto miocardico, la necrosi cardiaca porta alla deplezione di antiossidanti e alla risposta ossidativa dei cardiomiociti, attivando l’enzima cathepsina D. Questo enzima converte la prolattina in una sottofrazione di 16 kDa, anti-angiogenica e pro-infiammatoria, che provoca vasocostrizione coronarica, apoptosi e danno infiammatorio dei cardiomiociti.

Implicazioni Cliniche

I risultati dello studio suggeriscono che:

  • la misurazione dei livelli di prolattina potrebbe essere utile per identificare i pazienti con infarto miocardico acuto a rischio di complicazioni cardiovascolari maggiori.
  • il monitoraggio dei livelli di prolattina potrebbe essere integrato con altri biomarcatori, come la troponina, per fornire una valutazione più completa del rischio cardiovascolare.

Limitazioni

Le limitazioni dello studio includono la dimensione del campione relativamente piccola e il fatto che lo studio sia stato condotto in un’unica istituzione. Inoltre, non è chiaro se i livelli elevati di prolattina siano una causa diretta delle complicazioni cardiovascolari o semplicemente un biomarcatore di queste condizioni.

In altre parole, l’uso della prolattina come biomarcatore del rischio cardiovascolare nei pazienti con MI sono promettenti, ma richiedono ulteriori ricerche ed è necessario approfondire la comprensione dei meccanismi attraverso i quali la prolattina influenza il rischio cardiovascolare.

Farmaci come gli agonisti della dopamina, che sono stati utilizzati con successo per trattare l’iperprolattinemia, potrebbero essere esplorati per il loro potenziale effetto nella riduzione del rischio cardiovascolare in questa popolazione.

L’integrazione della misurazione della prolattina con altri biomarcatori cardiovascolari, come la troponina e i livelli di glucosio nel sangue, potrebbe fornire una valutazione più completa e accurata del rischio cardiovascolare nei pazienti con MI.

Riferimenti bibliografici

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Per ulteriori informazioni: Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism

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